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Judo

Flavio Canto a Lignano, lo Shidokan ci ha portato un tecnico magico

E’ stata una bella giornata quella di domenica 22 luglio a Lignano, oltre le aspettative non solo meteorologiche: il club del maestro Guica Catalin nel primo giorno dello stage che dura fino a mercoledì 25, ha portato oltre una cinquantina di judoka e jiujiteri a seguire parole e movimenti del “rei do ne-waza”. Flavio Canto inizia stringendo la mano a tutti. E racconta la sua storia, di praticante che inizia a 13 anni a seguito di un episodio di bullismo e dell’onda mediatica dell’oro brasiliano di Aurelio Miguel a Seoul 1988; della sua vita di viaggiatore grazie alla sua famiglia, della contiguità tra ricchezza e povertà a Rio de Janeiro, della svolta e della motivazione che lo ha portato a fondare l’istituto Reacao, che con 10 club raccoglie oltre 1500 ragazzi, della maglia dell’istituto sulla bara di un giovane morto sparato, dei programmi Education, Black Belt e Olympic, in cui si insegna ai giovani che possono diventare quello che volgliono: Rafaela Silva è una di questi, ed ha conquistato l’oro olimpico a pochi chilometri dalla favela in cui è nata. Poi inizia a parlare del suo judo, che è partito con settimane scandite da due giorni di tecnica nella lotta in piedi, due di tecnica nella lotta a terra e uno di combattimento, della Rio che era negli anni 90 l’unica città in cui si praticava Brasilian jiu jitsu, del fatto che non esiste distinzione per lui tra judo e Bjj, conta solo quel che succede a terra. Cambia la gestione del tempo, in quanto per il judoka competitivo il lavoro a terra doveva portare a finalizzazione in tempi brevissimi, entro 10 secondi un tempo, ora in 20. Racconta di come ci siano due strade per chi si allena nel ne waza, quella per diventare forte, e quella per diventare magico. Lo stage vuole introdurre alla seconda via. Il tutto è raccontato sempre col sorriso e illustrato con enorme facilità di movimento. Il mindset è quello di essere sempre all’attacco da qualsiasi delle 6 situazioni che si possono verificare nel gioco a terra, non esiste difesa ed è questa la stessa attitudine di grandi campioni del Bjj come Jacare o Roger Gracie. Si inizia la pratica con esercizi di allungamento; “hei judoka, la scioltezza serve”, e con una rassegna di movimenti, di fondamentali da praticare da soli e in coppia, che sono gli elementi su cui poi si potrà costruire liberamente. “Non è matematica”. Si affrontanono gradualmente i casi, costruendoli con una didattica fine che porta a gestire lo spazio, con estremo controllo di dettagli che nell’esecuzione rapida divengono invisibili. E poi randori, piacevole anche per uno stage tecnico. Nelle prossime giornate lo stage sarà impreziosito ulteriormente dall’aggiunta delle sessioni tecniche di Flavio Canto, da sessioni mattutine e serali di randori “pesante”, in preparazione agli appuntamenti agonistici internazionali di fine luglio degli atleti dello Shidokan. Ricchissima giornata a Lignano quella del 22 luglio. Davvero un peccato che la partecipazione, in particolare dei tecnici regionali, sia stata contenuta. Chi può non perda l’occasione di fruire dell’insegnamento di questo uomo, re del ne-waza. Un ringraziamento va a Cinzia Valle dell’ASD Kuma per il prezioso lavoro di traduzione, ed al network Cauliflower Team che ha coinvolto praticanti di BJJ nell’evento. (Media Team – PLB)