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Day 13 giugno 2017

Bronzo ai CNU a Catania per Riccardo Saro, interrotti 11 anni di astinenza nella lotta triestina

Trieste, 13 giugno 2017. Trieste si è riaffacciata sulla ribalta nazionale della lotta e, a undici anni di distanza dall’ultima medaglia tricolore, è andata a segno con Riccardo Saro a Catania, in occasione del Criterium Nazionale Universitario. Una splendida medaglia di bronzo infatti, è andata al collo dell’atleta del gruppo sportivo Vigili del Fuoco Ravalico che, da studente in medicina, ha gareggiato per il CUS Trieste nei 62 kg stile libero. Saro ha superato brillantemente le fasi eliminatorie, prima di cedere il passo a Pazhoo Daneschi del CUS Roma, conquistandosi poi un posto sul terzo gradino del podio tricolore riservato agli atleti universitari. Oltre la medaglia conquistata da Saro, un altro piazzamento degno di nota è stato ottenuto da Dario Ghassempour, anche lui atleta dei VVFF Ravalico e studente in medicina, che si è piazzato all’ottavo posto negli 80 kg, per la soddisfazione di Marco Dodich che, per la trasferta in Sicilia, ha fatto le veci dell’allenatore Gianfranco Radman.

A Porec per crescere insieme ai grandi campioni

Porec, 13 giugno 2017. Il Judo Festival a Porec ha iniziato il terzo giorno e fra i diversi programmi in campo c’è lo stage per gli U16 e l’Olympic Training Camp (OTC). I campioni olimpici Arsen Galstyan e Tagir Khaibulaev si dedicano oggi agli U16 ed a loro abbiamo fatto qualche domanda. Com’eri tu da bambino? Arsen Galstyan: “Pensavo soltanto al judo. Ogni week-end in gara ed il mio solo obiettivo era vincere. Al tempo si gareggiava moltissimo all’interno della Russia e questo, ha reso ancora più ambito il momento in cui si sarebbe stati in grado di andare all’estero per gareggiare”. Tagir Khaybulaev: “Quando ero un ragazzino, c’era la cultura di fare non solo judo ma qualsiasi tipo di sport, la maggior parte dei quali erano sport di squadra. Credo che sarebbe interessante fare anche quì qualcosa di simile”. Avresti mai immaginato che saresti diventato campione olimpico? Arsen Galstyan: “Sì, assolutamente! Era il mio sogno fin dalla più tenera età”. Tagir Khaybulaev: “In Russia, ogni bambino sogna di diventare astronauta, ma ogni judoka sogna di diventare campione olimpico. Ricordo che allora pensavo che sarebbe stato impossibile e sarebbe rimasto soltanto un sogno, ma oggi posso dire che anche l’impossibile può diventare realtà”. Quante motivazioni possono cogliere i giovani allenandosi con voi sul tatami? Arsen Galstyan: “Credo che allenarsi con i campioni susciti grandi motivazioni. Detto questo però, dev’essere chiaro che nulla può sostituire l’intensità dell’allenamento. Se lavori duramente puoi diventare forte, poi se ti alleni con qualcuno che diventa campione olimpico comincerai a crederci ancora di più, capisci che è possibile, ma allenarsi con i campioni non è sufficiente. Si deve lavorare sodo”. Tagir Khaybulaev: “Quando avevo questa età non era normale allenarsi sullo stesso tatami con i campioni olimpici. Era come sognare di diventare astronauta… era un’opportunità che praticamente non esisteva. E come ho già detto, anche diventare campione olimpico era soltanto un grande sogno, almeno fino a quando è arrivato Ezio Gamba, ci ha aperto gli occhi, ci ha fatto capire che per vincere l’oro olimpico non è necessario essere degli alieni, ma esseri umani normali che, naturalmente, lavorano duro e con fede”. Qual è stato il vostro eroe dell’infanzia? Arsen Galstyan: “Tadahiro Nomura”. Tagir Khaybulaev: “Per me è stato il lottatore Aleksandr Karelin”. Cosa ti senti di dire alle giovani generazioni? Arsen Galstyan: “Niente è impossibile! Tutto è nelle vostre mani, dovete lavorare sodo e credere di realizzare il vostro sogno”. Tagir Khaybulaev: “La carriera sportiva è davvero breve, ma i giovani non ci devono pensare, devono impegnarsi come se il tempo si fermasse e la carriera fosse infinita. È importante che il focus del sogno rimanga sempre acceso. Non si può coltivare un sogno dedicandogli un allenamento alla settimana e poi dare attenzione a qualcos’altro. Devi essere sempre concentrato sui tuoi obiettivi e poi deve essere in grado di spingerti anche oltre i limiti”. 

Addio Silvio Gregoris, cintura nera e presidente d’altri tempi

Pordenone, 13 giugno 2017. Con Silvio Gregoris, cintura nera, già presidente del Sekai Budo Pordenone, scompare un’altra figura storica del judo regionale. Il suo sorriso caratteristico e contagioso si è spento sabato scorso, soltanto tre settimane dopo aver scoperto di essere stato aggredito dalla malattia. Aveva 73 anni. “Fino alla fine è stato un grand’uomo – lo ricordano i figli Roberta e Alessandro – sempre pronto ad aiutare gli altri, in silenzio. Dalla sua macelleria è passata quasi tutta Pordenone: conosceva tante persone, ci raccontava sempre episodi belli legati alla vita dei suoi clienti che ancora oggi, facendoci le condoglianze, ricordano il suo sorriso”. Oltre la famiglia ed il lavoro, la grande passione di Silvio Gregoris è stato il judo, disciplina che ha praticato fin dagli anni 60, conquistando la cintura nera in quei tempi lontani, ma anche prendendo per mano, per un lungo periodo, il Sekai Budo Pordenone. Il sorriso e la moderazione di Silvio Gregoris sono state la cifra di una presidenza che, lo storico club, ha fatto sua continuando ad interpretarla anche nei successivi passaggi del testimone. Il funerale si svolgerà alle 16 di oggi, martedì 13 giugno, nella chiesta di San Giorgio.